L’espressione “quando sento la parola cultura, tiro fuori il mio revolver” è una frase tristemente famosa spesso associata ai regimi totalitari e al loro disprezzo per l’arte e l’intelletto.
Questa citazione controversa proviene in realtà dalla commedia “Schlageter” scritta dallo scrittore nazista Hanns Johst nel 1933. La frase esatta è « Quando sento la parola cultura, tolgo il colpo di sicura del mio browning ».

L’origine di questa frase e il suo contesto storico sono essenziali per comprendere il suo significato profondo nella storia culturale europea. Esploreremo come questa espressione sia diventata un simbolo dell’opposizione tra la forza brutale e il pensiero intellettuale.
L’origine controversa di questa famosa citazione
L’espressione ‘quando sento la parola cultura’ trova le sue radici nella storia del teatro tedesco. Questa citazione, spesso associata al regime nazista, ha un’origine che merita di essere esplorata in dettaglio.
Un’attribuzione errata ai dignitari nazisti
Per molto tempo, si è attribuita questa citazione ai alti dignitari nazisti, ma questa attribuzione è errata. La vera fonte di questa espressione si trova in una commedia intitolata “Schlageter,” scritta da Hanns Johst.
La commedia fu rappresentata a Berlino nell’aprile del 1933, in occasione del 44° compleanno di Adolf Hitler, un momento particolarmente buio della storia tedesca segnato dall’incendio del Reichstag e dall’apertura del campo di concentramento di Dachau.
La vera fonte: la commedia “Schlageter” di Hanns Johst
La commedia “Schlageter” mette in scena Albert Leo Schlageter, un combattente tedesco della Prima Guerra Mondiale giustiziato dai francesi nel 1923 per atti di sabotaggio nella Ruhr. Il regime nazista ha trasformato Schlageter in un martire nazionale, erigendo più di un centinaio di monumenti in suo onore.
La commedia si inserisce nella propaganda culturale nazista volta a creare eroi mitici per galvanizzare il sentimento nazionalista tedesco.
È cruciale comprendere il contesto storico in cui questa commedia è stata scritta e rappresentata per afferrare pienamente le dinamiche culturali di consumo e il significato di questa citazione controversa.
La formulazione esatta di “quando sento la parola cultura tiro fuori il mio revolver”
La citazione “quando sento la parola cultura, tiro fuori il mio revolver” è spesso mal attribuita, ma qual è la sua vera fonte? Questa frase, diventata sinonimo della repressione dell’arte e della cultura sotto il regime nazista, merita un’analisi approfondita.
La frase originale e le sue varianti
La commedia “Schlageter” di Hanns Johst, presentata nell’aprile del 1933, contiene la frase originale: “Wenn ich das Wort Kultur höre, entsichere ich meinen Browning !” Questa formulazione differisce leggermente dalla citazione comunemente attribuita ai nazisti. La variazione nella formulazione può essere attribuita alla traduzione e alla trasmissione orale della citazione.

Il contesto storico della commedia e del suo autore
Hanns Johst, ex autore espressionista e pacifista, si è schierato con il regime nazionalsocialista. Il suo allineamento non era isolato; molti intellettuali tedeschi cercarono di adattarsi al nuovo regime. La commedia “Schlageter” fu uno strumento di propaganda efficace per diffondere le idee naziste.
| Evento | Data | Contesto |
|---|---|---|
| Incendio del Reichstag | Febbraio 1933 | Segna l’inizio della consolidazione del potere nazista |
| Primi autodafés | Maggio 1933 | Repressione della letteratura e dell’arte non conforme |
| Apertura del campo di Dachau | Marzo 1933 | Prima installazione di un campo di concentramento |
Il significato e il simbolismo dell’espressione
L’espressione ‘quando sento la parola cultura tiro fuori il mio revolver’ è diventata un simbolo della tensione tra la forza brutale e l’intelletto. Questa frase, spesso associata al regime nazista, riflette una visione del mondo in cui la potenza fisica e la dominazione per forza sono valorizzate a scapito dell’educazione e dello sviluppo intellettuale.

Il disprezzo del regime nazista per l’arte non ufficiale
Il regime nazista aveva un approccio molto restrittivo nei confronti dell’arte e della cultura, favorendo le opere che glorificavano l’ideologia nazista e rifiutando quelle considerate “degenerate.” Questa espressione illustra il profondo disprezzo per qualsiasi forma d’arte o pensiero che non si conformasse alle direttive del partito.
La forza brutale contro l’intelletto e l’educazione
L’opposizione tra l’arma da fuoco e la cultura simboleggia la preferenza per soluzioni rapide e la violenza come mezzo d’azione, a scapito della riflessione e dell’educazione. Questa dicotomia riflette una mentalità in cui la forza prevale sull’intelletto.
| Aspetto | Caratteristica | Impatto |
|---|---|---|
| Forza brutale | Potenza fisica e dominazione | Rifiuto dell’educazione e della cultura |
| Intelletto | Riflessione e sviluppo intellettuale | Valorizzazione della complessità del pensiero |
| Espressione | Simbolo dell’anti-intellettualismo | Avvertimento contro il rifiuto violento della cultura |
Questa espressione è diventata un avvertimento universale contro l’anti-intellettualismo e la sfiducia nei confronti delle élite culturali, risuonando ancora oggi come un promemoria dell’importanza dell’educazione e della cultura nelle nostre società.
Conclusione: l’eredita contemporanea di questa espressione
Oggi, questa espressione è utilizzata per denunciare le derive anti-intellettuali e le minacce alla cultura. L’espressione “quando sento la parola cultura tiro fuori il mio revolver” è diventata un simbolo di resistenza contro i regimi autoritari che cercano di soffocare la libertà di espressione.
Questa frase, proveniente da una commedia nazista, ha trasceso il suo contesto storico per diventare una riferimento culturale maggiore. Ci ricorda l’importanza di difendere la cultura e l’educazione contro le ideologie che le rifiutano.
L’storia di questa citazione ci insegna anche a verificare l’origine esatta delle espressioni famose, poiché gli errori di attribuzione possono deformare la nostra comprensione della storia. Le citazioni come questa continuano a plasmare la nostra percezione dei periodi storici e delle ideologie che rappresentano.
Infine, lo studio di questa espressione ci permette di comprendere come le parole possano sopravvivere al loro contesto iniziale e acquisire un nuovo significato nel corso del tempo. Questa frase ci invita a riflettere sulla fragilità della cultura di fronte ai regimi autoritari e sull’importanza di difendere la libertà di espressione artistica e intellettuale.
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